Castel Thun

e dintorni

La famiglia Thun

Le origini

L'origine della famiglia Thun, che attestazioni documentarie fanno risalire almeno al XIIsecolo, ma che leggende pongono addirittura in relazione con San Vigilio, patrono di Trento (IV sec.), si localizza nella bassa valle di Non, dove esiste tuttora il Comune di Ton, formato da alcuni paesi della zona, e dove aveva sede l'omonima pieve, esistente ab immemorabili. La prima sede della famiglia fu probabilmente il dosso del Castelletto, su cui ancora sorge la chiesetta di S. Margherita; dopo la metà del sec. XIII fu concesso in feudo alla famiglia l’attuale Castel Thun , citato fino al secolo XV come Castrum Novesini o Belvesini.

Nei secoli XVII-XVIII le linee trentine dei Thun consolidarono la potenza e la ricchezza della dinastia. La numerosa discendenza della linea di Castel Bragher diede origine a ulteriori ramificazioni: le cosiddette seconda e ultima linea di Castel Caldes, la linea di Croviana, la linea di Castelfondo. Tra i molti personaggi che raggiunsero posizioni di spicco in campo politico, militare e religioso si segnala soltanto Emanuele Maria della linea di Castel Bragher, che nel travagliato periodo 1800-1818 rivestì a Trento la carica, ormai puramente ecclesiastica, di vescovo. Anche la casata di Castel Thun esercitò un’influenza decisiva nella storia trentina, al punto che per ben tre volte vide assurgere alla dignità di principe vescovo un suo esponente, rispettivamente Sigismondo Antonio nel periodo 1668-1677, Domenico Antonio negli anni 1730-1758 e Pietro Vigilio, ultimo titolare di un potere sia temporale che spirituale dal 1776 al 1800.

Il capostipite della famiglia dei Thun,  Albertus o Albertinus, visse nel XII sec. La famiglia prese il nome dal villaggio di Ton ed in origine aveva la residenza sul dosso di S. Margherita, a Castelletto. Immensi furono i suoi possedimenti che si estendevano su gran parte della valle di Non ma che, con rami posteriori, si svilupparono anche al di fuori dei confini dei Principato vescovile trentino per giungere fino in Boemia dove pure i Thun possedettero castelli e palazzi. In valle di Non ed in valle di Sole giunsero in loro possesso, oltre a castel Thun, i castelli di S. Pietro, Visione, Enno Braghèr, S. Ippolito, Fóndo, Vigna, Cagnò, Mostizzolo, Rumo, Mocenìgo, Brezelerio, Zoccolo, Altaguardia, Samonclévo, Caldés e, per un certo periodo, anche Ossana.

I Thun si sentirono sempre signori delle loro terre e nonostante le inevitabili insofferenze da parte delle popolazioni vicine essi furono continuamente un punto di riferimento, quasi che la famiglia fosse garanzia della pax castellana, fatta di tutela, di aiuto, di difesa; emblematico è il distico scritto su una copertina di un fascicolo amministrativo di un anonimo fattore di castel Thun: ubi pax, ibi Deus.


Dal libro "Vigo, Masi, Toss ai piedi di Castel Thun" - di Domenico Gobbi.

La conservazione dell'archivio documentario dei Thun è seconda per importanza soltanto a quella del principato vescovile di Trento e la sua conservazione nell'antica sede del castello di Vigo di Ton è una nota importante per la rilevanza socio politica che questa famiglia ha avuto non solo per l'antica pieve di Vigo, ma anche su grandi territori delle due Valli.

Questa ricerca storica non intende volgersi alla ricostruzione prosopografia della famiglia Thun, perché si sa che a partire dal 1187 "l'esistenza di ogni suo membro è storicamente accertabile sulla base di documenti fino ad arrivare al presule tridentino, Pietro Vigilio, ultimo signore feudale del principato vescovile di Trento .

 Pietro Vigilio Thun

Pietro Vigilio Thun

A seguito dell'invasione francese del Trentino alla fine del secolo XVIII, il vescovo Pietro Vigilio parti da Trento per Passavia, ospite del fratello vescovo di quella città. Morirà a castel Thun, 17 gennaio 1800. Il successore, Emanuele Maria, con il quale si chiude la serie dei principi vescovi di Trento dotati di sovranità territoriale e sarà appunto sotto il suo governo, il 6 marzo 1803, che venne letto in duomo il decreto che annunciava il passaggio del principato di Trento all'assoluto dominio dell'Austria. Dunque la famiglia Thun in questa delicata fase agi sulla scena politica trentina sia direttamente, con i due vescovi sia indirettamente con le varie entrature politiche dei suoi membri; tra l'altro, il membro più anziano della famiglia Thun era insignito, fin dal Cinquecento, del titolo di coppiere vescovile.

Le testimonianze su questa famiglia dunque sono numerose, ma certamente non esaustive, in quanto le varie diramazione lungo i secoli e gli intrecci politici all'intemo del principato vescovile e all'estero con le cancellerie europee, rendono difficile descrivere il suo percorso storico lungo i secoli. Infatti numerose giovani donne della linea tunniana si sposarono con rampolli dell'antica nobiltà europea e viceversa molte ragazze furono maritate con giovani della famiglia del ramo di Thun, o di castel Bragher, ancora di Caldes, di Altaguarda di Castelfondo, che già nel XV secolo i Thun pervennero inpossesso pignoratizio di quel giudizio.

Di questo fenomeno era consapevole pure lo storico Giuseppe Pinamonti, che così scriveva: "Nasce dalla maniera di esporre le isto­rie degl'illustri casati un altro inconveniente gravissimo, ed è che la istoria delle città e delle province, la quale componesi in gran parte di ciò che hanno fatto o ommesso di fare le cospicue famiglie, viene ad essere confusa, manca e deturpata sì, che bisognano poi sforzi d'uomini di gran senno e coraggio, che sono rari, e in qualche luogo non sorgono mai, per ridurla alla sua compiutezza e dignità.

La "famiglia" dei Thun a Roma, con l'imperatore Enrico VI

Ma sarà il 1199 l'anno del definitivo riconoscimento della famiglia Thun, allorché il vescovo di Trento, Corrado da Beseno, con solenne documento diede in feudo ai fratelli Albertino e Manfredino di Ton e ai discendenti il dosso chiamato Visione, affinché costruissero il castello'. Da questa data essi acquisirono la capacità di dare un'impronta per secoli sulle popolazioni delle Valli di Non e di Sole; anche se nel Duecento, almeno in alcune zone delle due Valli, essi rimasero vassalli dei Conti di Flavon e di quelli di Appiano" ' legame protratto fino alla fine del secolo nella divisione dei beni fra i fratelli Riprandino e Ramperto, figli del conte Aldrighetto di Flavon.

Con la scomparsa della nobile e potente famiglia degli Appiano, la famiglia Thun accentuò la sua presenza sulla scena politica del principato vescovile e dell'Impero. t sufficiente, per dimostrare l'importanza di questa presenza, il documento del 18 luglio 1190 che indicava le compagnie di soldati con cui il vescovo doveva accompagnare il giovane imperatore Enrico VI nella discesa a Roma per impossessarsi dei beni dell'Italia meridionale e, l'anno successivo, nella Pasqua del 1191, ricevere la corona imperiale da parte del papa; tutto ciò è dettagliatamente descritto dal cardinale Baronio e riportato negli Annali da Lodovico Antonio Muratori.

Così il documento

"Nel nome di Dio eterno, nell'anno della sua incarnazione millecentonovanta, indizione ottava, il 18 luglio, nel palazzo del signor vescovo di Trento.

In presenza dei signori canonici Turco e Adone". di Riprando di Pergine, del conte Guglielmo di Flavon, di Olurandino di Denno, di Federico padre e Odolricofiglío, di Arco, Gumpone di Madruzzo, Rodegerío, Enrico Chronpac', Guglíelmo, Adelardo di Livo, Olurandino di Coredo, Varimberto di Arsio, Pessato, Odolrico de la Lupa, Walcone, Varnerío de Rubatasca, e altri.

Essendo il nostro signore Enrico, re dei romani e sempre augusto, in procinto di partire per la spedizione romana e essendo obbligato a questo spedizione il già menzionato signor vescovo tridentíno, il vescovo Corrado, per grazia di Dio illustre vescovo trídentino, domandò ai sopracitati Gumpone di Madruzzo e Rodegerio di Livo, suoi sudditi, di scegliere e presentare allo stesso i colomelli. Questi risposero che nel primo colomello sono presenti Gislimberto di Lagaro, la casa di Predalia e la casa di Toblino; nel secondo quelli di Caldonazzo e la casa di Terlago, nel terzo la casa di castel Beseno, la casa del signor Gionata, la casa di Gerado di Castellano, la casa di Tisolino del Campo San Píetro, nel quarto colomello sono presenti, i signori di Thun, la casa di Ivano, i signori di Flavon e di Rumo, la casa di Mamelio di Spor; nel quinto colomello sono i signori di Pergine.

Io Roperto, notaio dell'invincibile Federico imperatore, ho scritto per comando del sopracítato vescovo".

Il vescovo Corrado, in quanto principe dell'Impero, era coinvolto in prima persona nelle vicende politiche e come tale doveva attivamente assicurare la sua presenza nelle diverse. Una di questa era la partecipazione al seguito delle milizie imperiali.

In verità l'esercito imperiale aveva già preso stanza nella primavera di quell'anno al comando del padre di Enrico, l'imperatore Federico Barbarossa, che proprio nella spedizione in Turchia, bagnandosi nelle acque del fiume Salef "in esse sventuratamente lasciò la vita, chi dice perché annegato nuotando, e chi perché il soverchio freddo dell'acqua l'intirizzì

I colonelli trentini elencati nel documento del 1190 parteciparono alla spedizione militare in Italia del giovane imperatore Enrico VI che aveva deciso di esigere con la forza l'eredità della moglie, Costanza'.

Quanti uomini delle cinque famiglie trentine e per quanti mesi rimasero al servizio dell'imperatore non ci è dato di conoscere. In verità la storiografia trentina non va più oltre la semplice notizia. Noi conosciamo da altre fonti storiche che la conquista dell'Italia meridionale, con l'approdo in Sicilia, fu assai lunga e in alcune circostanze molto sofferta, specie all'indomani della incoronazione di Enrico VI come re di Sicilia, avvenuta a Palermo nel giorno di Natale del 1194. Si sa con certezza che dopo le grandi insurrezioni che scoppiarono contro la dominazione germanica negli anni 1196 e 1197, Enrico VI ordinò esecuzioni di massa. Non solo puni gli istigatori della rivolta, ma fece anche strappare gli occhi ed alcuni dei nobili imprigionati nel 1194 che non vi avevano preso parte. Per gli storici "anche accettando l'ipotesi più favorevole, la condotta di Enrico VI appare indubbiamente molto crudele ed estremamente "aduso alla violenza': egli punì gente che era nelle prigioni germaniche da due anni e che era pertanto assolutamente estranea a qualsiasi complicità nei più recenti avvenimenti"117 e la regina, Costanza, "alla quale era imposto di presenziare alle escussioni ed ai supplizi inflitti ai capi normanni ribelli, prese dunque ad odiare tutti i tedeschi, incluso il marito"

Il "censimento" per individuare nel principato tridentino i partecipanti a questa spedizione fu esteso ai cinque territori amministrativi del vescovado detti "colonelli": della Valle Lagarina, della Valsugana, della valle dell'Adige; il quarto quello di Pergine; mentre il quinto era formato dai feudatari della valle di Non, il più nutrito perché maggior era la presenza di famiglie comitali di grande rilevanza economica e pertanto di consolidato peso politico. A questa quinta compagnia fu posto a capo il signore di Thun. Furono incaricati di eseguire l'ordine e presumibilmente definire le modalità della spedizione, i familiari del vescovo-principe, i signori Gumpone di Madruzzo e Rodegerio di Livo.

Il criterio adottato dalle nobili famiglie (domus) presumibilmente era individuato nella proposizione di un terzo per ogni ceto sociale: un terzo dei militi era preso "da li fogi scriti et non fumanti che ogni cinque fogi e mezo scriti tocha un soldato", un terzo per interessamento del signore e un altro terzo, era assunto dalle famiglie dei villici che risiedevano sulle terre dei loro possessi. La percentuale di reclutamento presumibilmente era "ogni cinque fogi". Tale percentuale verrà sempre mantenuta nelle varie circostanze belliche lungo i secoli; sarà richiamata ancora nel 1511 con il Landlibell e fatta valere alcuni secoli dopo, ai primi anni del Settecento, in una nota ufficiosa del magistrato consolare di Trento. allorché invitava i comuni al di là dell'Adige, oltre il Bus de Vela, di predisporre una guarnigione per far fronte all'invasione francese guidata dal generale Vandóne.

Anche il vescovo Corrado, come i suoi predecessori Altemanno (1124-1149) e Adelpreto (1156-1177), si trovò nella necessità di garantire la conservazione delle acquisizioni territoriali, ricorrendo ad individui eminenti in grado di esercitare collaborazione militare. L'obiettivo venne raggiunto attraverso la concessione feudale di castelli in cambio della fedeltà militare.

La lealtà all'imperatore, dunque, doveva essere accompagnata dalla costante attenzione ad equilibrare le diverse componenti sociali e politiche che costituivano la confusa situazione trentina, cioè da un lato la macinata di San Vigilio (casadei sancti Vigilii) nella quale si riconoscevano quasi tutti i vassalli della Chiesa tridentina intenti a rivendicare la propria superiorità sui ceti rurali e l'autonomia, del loro signore'40: e, d'altro lato, il capitolo del duomo cui spesso facevano capo le forze di opposizione, dato questo che si esemplificherà in maniera eclatante con la forzata partenza del vescovo Corrado dalla Chiesa e principato tridentino.


I signori Thun: regolani maggiori

La posizione di prestigio in seno all'episcopato in seguito alla fedeltà dimostrata lungo i secoli fece sì che molti membri della famiglia Thun esercitassero su territori delle due Valli un'autorità indiscussa. Questo aveva luogo nell'amministrazione della giustizia, nelle cause di primo grado e, come ci notifica la carta di regola del Cinquecento di Vigo di Ton, proprio per la loro qualifica di regolani maggiori quei signori avevano i diritto di percepire la terza parte della pena inflitta al trasgressore.

Attraverso questa prerogativa, indirettamente veniamo così a conoscere in quali territori i signori Thun esercitavano il loro potere. I limiti erano dati dalla Bassa Valle di Non fino a Castelfondo nell'Alta valle, occupando terre e castelli; ciò è posto in evidenza in un epigramma dedicato nel 1762 da un amico al conte Vigilio Basilio Thun :

All'Illustrissimo e Reverendissimo Signor Vigilio Basilio del S.R.l. Conte di Thun ed Hochenstein, Signore de' Castelli Thun, Visione, Belvesino, Rocca, Placeri, Telvana, Zoccolo, Altaguardia, Mocenigo, San Pietro, Bragherio, Fondo, Vigna e Caldes, e delle Giurisdizioni di Thunn, castel Fondo e Rabbi, Coppiere Ereditario delle Reverendissime Mense di Trento, e Bresciannone, Cavaliere dell'inclito Ordine di S. Giovanni Gerosolimitano e Commendatore di Obitz in Boemia ec. ec.     MDCCLVII

Altri personaggi della famiglia Thun saranno nominati vicari e capitani delle due Valli di Non e di Sole e in Val Giudicarie, venendo così ad assumere un ruolo di primissimo piano come rappresentanti laici del principe vescovo nella tutela dei diritti del vescovado tridentino. Essi esercitavano il potere nel distretto amministrativo delle Valli, che al principio del secolo XIII era diviso in cinque gastaldie, le cui sedi erano Mezzocorona, Cles, Ossana, Livo e Romeno'. Lo storico Reich osserva giustamente che le 'Talli di Non e Sole suddivise in tal modo da formare sotto diversi aspetti un distretto a parte, a differenza delle altre valli meno estese del principato, avevano per ciò più bisogno di queste di un'autorità centrale sul luogo stesso a nome del principe vescovo"'. Pertanto il principe era nella necessità di nominare vicari, assessori e massari e la scelta cadde pure su personaggi della famiglia Thun; per esempio, nel 1298 Erasmo di castel Thun risulta vicario, o capitanol'6per il duca Federico conte di Tirolo'. Non era questa una novità, tanto che dopo molti secoli, così scriveva l'ultimo dei massari, Agostino Torresani, nel 1789 "che nei tempi antichi questi massari insieme col vicario, era sempre uno delle famiglie più illustri del paese"'.

Altra funzione era riservata agli assessori delle Valli, che coadiuvavano i vicari vescovili o imperiali nel disbrigo degli affari politicoamministrativi; mentre i massari formavano il terzo ufficio del governo delle Valli di Non e Sole. Ad essi spettava, oltre la riscossione delle imposte, anche il giudicare nelle cause civili e criminali.

Venuta meno la potenza della famiglia di Flavon verso la metà del secolo XIII, emergeva nel contempo la famiglia dei Thun, pertanto non fa meraviglia che proprio il primo vicario delle Valli fosse uno dei Thun; ed è cosa significativa, a nome del conte di Tirolo, in quanto quest'ultimo in quegli anni si era dichiarato avvocato della Chiesa di Trentoll.

Richiamandosi a questa antica consuetudine nelle due Valli, nella seconda metà del secolo XV gli abitanti della confinante vicinia di Priò aderiscono alla richiesta dei tre fratelli Thun, Simeone, Giacomo e Baldessare che venga loro conferita la regolaneria maggiore del predetto paese. 1 rappresentanti di Priò, affermano che essa fu già di competenza dei loro predecessori; ma Giacomo, calzolaio, portavoce degli abitanti dello stesso paese, pur sostenendo che i Thun non hanno mai esercitato questo diritto, conferisce spontaneamente in perpetuo la detta regolaneria con gli annessi diritti, secondo la consuetudine delle valli di Non e di Sole". così da pretendere ormai la giurisdizione su case che essi avevano comprato a Croviana e a Samoclevo, che avevano costruito ex novo a Sanzeno, che avevano acquistato a Denno, Bresimo, a Baselga e in altri luoghi, tanto in alcune occasione di esigere ora la lata giurisdizione sopra i loro servi.

Non solo, ma pure pretesero la sorveglianza delle feste del titolare delle chiese a Preghena, a Baselga (Bresimo) e a Solasma per il castello di Altaguardia, a Caldes per il castello di Samoclevo, a Sarnonico per il castello di Castelfondo e a Castelletto.

Voglio qui documentare, sia pure in maniera succinta, il peso politico dei Thun in val di Non, elencando i loro incarichi pubblici:

1298 Erasmo di Thun, vicario per Federico conte di Tirolo;

1372 Guarimberto di Thun, vicario delle valli;

1372 Giovanni di Thun, rende giustiziza 'In loco giuridico" a Taio;

1376 Guarimberto di Thun, vicario generale delle valli";

1398 Guarimberto di Thun, vicario delle valli;

1412 Baldessare Thun, capitano di Castelselva;

1422 Giovanni Thun, vicario delle Valli';

1437 Sigismondo di castel Thun, abitante in castel Bragher, regolano maggiore di Coredo,       Smarano e Sfruz;

1441 Sigismondo di Thun, capitano di castel Stenicoll;

1442 Michele di Erasmo di Thun, vicario delle Valli;

1445 Sigismondo di Thun, capitano di castel Stenico e Mani;

1460 I fratelli Thun ottengono la regolania di Priò ;

1471 Simone di Thun, regolano maggiore di Dermulo,

1475 e 1478 capitano delle Valli";

1475 Simone di Thun, capitano delle Valli per il duca Sigismondo

1476 Guarimberto Thun, vicario in Val di Non ;

1483 Simone Thun, regolano maggiore di Coredo, Smarano e Sfruz

1484 Simone di Thono, luogotenente delle Valli per l'arciduca Sigismondo;

1486 Stefanino Thun, Procuratore di Trento 171;

1490 Simone di Thon, luogotenente delle Valli per l'arciduca Sigismondo ;

1492 capitano di Castelfondo, regolano maggiore di Arsio11;

1502 Baldessare, regolano maggiore di Mezzalone di Livoll.

1516 Antonio Thun, regolano maggiore di Rumo'74;

1519 Cristoforo Thun, capitano di Trento';

1550 Massimiliano Thun, regolano maggiore di ;

1562 Sigismondo, supremo regolano (sic) di Ton.

1562 Regolania maggiore a Denno, Termon, Quetta;

1564 Simeone, regolano maggiore di Dardine;

1570 Cipriano, regolano maggiore di Castel Bragher; Bernardino, Capitano di       Castelfondo; Vittorio, regolano maggiore di Taio;

1611 Giovanní Cipriano, regolano maggiore di Rumo; 1718 Conti di Thun e castel Bragher, regolani maggiori'; 1746 Giacomo Antonio di Thun, regolano maggiore di Sarnonico;

1756 Giacomo Antonio di Thun, capitano delle valli di Non e Sole .

Questa elencazione che non pretende di essere esaustiva, è sufficiente per dimostrare ancora una volta la posizione non certo secondaria della famiglia dei Thun, almeno fino all'età clesiana, da quando non vengono menzionati in alcuna delle tre cariche che direttamente interessavano l'amministrazione economica politica delle due Valli. Non conosciamo le vere cause di questo cambio di rotta politica in seno al principato. Esso dovrebbe essere ricercato in più direzioni, non ultima nell'analisi dell'atteggiamento assunto nelle insurrezioni di fine secolo XV e specialmente durante la guerra rustica degli anni venti del secolo successivo.

La loro, era tutto sommato una carica e una presenza che si "tollerava assai male", come ebbe a dimostrare il Velenti in una causa tra i signori di Thun e i sindaci di Mezalone (Valle di Sole) circa la regolamentazione della vendemmia. Doveva essersi creata una forte tensione nell'autunno di quell'anno fra i signori e la comunità, se quest'ultima ricorse ancora il 4 novembre 1502 al principe vescovo Udalrico per chiedere a chi spettava definire i giorni della raccolta dell'uva. Ciò non deve meravigliare se la raccolta della vendemmia era oggetto di attenta normativa. La carta di regola del vicino paese di Dardine, anno 1564, il cui regolano maggiore era un membro della famiglia dei Thun, al cap. 36 tratta questo preciso argomento e impone di sorvegliare e applicare ai contravventori una multa di lire 3 di denari per ogni volta, persona o anno".

La figura e il ruolo del regolano maggiore verrà a lungo discussa nei decenni successivi, tanto che questo istituto subirà ristrutturazioni e privazioni; gli verranno tolte alcune prerogative secolari e assegnatogli un ruolo di tutela, perché la "missione del Regolano maggiore fosse stata quella d'invigilare su i singoli funzionari comunali... zuradi e regulani menori... che de capitulo in capitulo dicti ordini [a norma del Libro Il degli Statuti di Trento "qual trascta del officio di Sindaci" sian mandati in executione"'. Significativo è che questa pagina sia stata inserita nel Regulanarium del castel Thun, posta quasi in appendice dal titolo "Modo et instruttione..., per li regolani maggiori in castigar gli contravvenienti alli ordini delle regulle, che spettano ad essi regollani maggiori.

Sarà il vescovo Madruzzo, nel 1586, a definire "che nelle ville e luoghi ove non sono costituiti dall'ill.mi vescovi di Trento regolani mazori, niuna villa possi né debbi costituire nè crear alcuno con questo nome de regolano mazor.

I signori di Thun dignitari del principato vescovile

Diedero lustro alla nobile famiglia Thun, destinata a diventare successivamente la più ricca e potente delle due Valli di Non e di Sole alcuni fra i più prestigiosi personaggi che si ricordano di questa nobile famiglia. Essi acquisirono prestigio operando sulla scena del principato vescovile di Trento nella seconda metà del secolo XII. Erano, come spesso abbiamo già menzionato, signori feudali potenti nella regione, signori di una località che aveva dato loro l'appellativo in quegli anni e vassalli del vescovo di Trento.

La documentazione tramandata e gli storici della famiglia datano al 1145 l'inizio dell' "era" dei Thun, con il loro capostipite Bertholdus de Tono" che viene citato nuovamente in un altro documento dieci anni dopo nel 1155. Il Bertoldo doveva essere un vassallo del principe vescovo, in quanto lo incontriamo in quegli anni due volte al seguito e al servizio di due principi tridentini, i vescovi Altemanno e Eberardo.

Significative sono entrambe le circostanze. La prima non è limitata a un semplice atto di devozione e pietà religiosa; infatti il ministeriale del vescovo, Bertoldo di Thun, assieme a molti nobili vassalli della Chiesa di Trento funse da testimone e venne citato nel documento di consacrazione della chiesa di San Michele all'Adige, avvenuta il 29 settembre 1145 per il ministero del vescovo Altemanno. La sua presenza acquistava ben altro significato in quanto in quell'occasione veniva pure definito l'assetto giuridico-ecclesiastico della pieve di Giovo (Valle di Cembra) affidata alla Prepositura con le altre cappelle rurali- si doveva inoltre provvedere alla cospicua dote per la nuova Prepositura diretta da un preposito e abitata da monaci, che doveva stabilirsi accanto alla ricostruita chiesa dedicata a San Michele. La possente costruzione era posta nelle vicinanze del fiume Adige al bivio strategico della Bassa Atesina e della Bassa Valle di Non. Oltre il passo della Rocchetta si incontrava il casato Thun.

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Un altro personaggio è da ricordare per l'intraprendenza negli studi ecclesiastici, come si può ricavare nelle matricole del 1686 dall'archivio dell'Istituto Germanico in Roma, così si legge: "Giuseppe Mattia Leopoldo, cavaliere di Thun, diocesi tridentina, figlio di Giovanni Battista de Thun e di Elisabetta Giroloma contessa di Terlago, sempre cattolici, studiò umanistica prima ad Hall Tirolo; per tre anni, filosofia e diritto canonico a Salisburgo e dove gli fu conferita l'ordinazione sacerdotale a 24 anni e inviato allo studio della teologia morale. Fu alunno della Congregazione mariana ed ebbe lettera commendatizia dal duca di Lotaringia. Venne al Collegio romano il 31 ottobre 1686, dove rimase due anni fino il 28 settembre 1688. Sacerdote, studiò per tutto il tempo teologia morale. Ottimo nella disciplina come nello studio" .



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